IL BISOGNO DI RELAZIONI “SUFFICIENTEMENTE BUONE: Osservare, conoscere ed amare (3)

di Rosa Armocida e Elvio Mattalia

OSSERVARE
Possiamo aggiungere a questo punto che ascoltare così come porsi alla giusta distanza si coniugano con la capacità d’osservare come gli alunni agiscono i loro vissuti nella relazione con gli altri e nella acquisizione delle conoscenze. Tale capacità richiede che l’insegnante presti attenzione, rivolga il suo sguardo, all’individuo come al gruppo dei suoi alunni.
Osserva Bartolomea Granieri:

Mentre insegna, il docente deve occuparsi non solo di relazioni interpersonali, con questo o quell’allievo, ma anche di relazioni di gruppo, con la classe. Si tratta per il docente di esercitare una sorta di visione binoculare percependo e dando significato ai messaggi dei singoli allievi senza mai dimenticare, però, il gruppo classe che fa da sfondo, da cassa di risonanza con le sue atmosfere e turbolenze emotive, secondo un gioco percettivo figura-sfondo . B. Granieri, Osservare la dinamica emotiva della classe, Dossier IRRE Piemonte, Giugno 2002

Sappiamo, avendolo a lungo sperimentato, che un gruppo-classe diventa una comunità d’apprendimento quando il suo clima è cooperativo e solidale, senza per questo essere esente dal conflitto (cognitivo e relazionale), dalla giusta competizione intesa come tensione al raggiungimento del risultato “possibile”, nel confronto con se stessi e con l’altro. Allo stesso modo il gruppo classe può divenire un contesto in cui non solo non si dà riconoscimento ai bisogni dei diversi soggetti (di appartenenza, autonomia, affermazione di sé…), ma se ne trascurano attitudini, caratteristiche peculiari. In esso ci si può adagiare nell’anonimato, deresponsabilizzarsi, divenire passivi e gregari, dipendenti dal leader, sia esso positivo o negativo, vissuto come soggetto “forte” ed onnipotente. L’incapacità degli insegnanti di promuovere la formazione di un gruppo partecipe porta facilmente a competizione esasperata tra singolo e singolo, tra sotto gruppi/clan, a comportamenti aggressivi, violenti e prevaricatori. All’interno del gruppo si possono verificare atteggiamenti propulsivi e propositivi quanto regressivi e devianti.
Pertanto

Osservando alla “giusta distanza”, il docente, in quanto leader del gruppo, può capire quali siano le richieste di integrazione che il gruppo nel suo insieme pone ai singoli. Il modo in cui il membro risponde a queste richieste, omologandosi o opponendosi, lo protegge dalla paura del “disastro” relazionale, ma può talvolta, condizionare negativamente le sue possibilità di inserimento e d’apprendimento. B. Granieri, Osservare la dinamica emotiva della classe, Dossier IRRE Piemonte, Giugno 2002

Osservare alla “giusta distanza” non è immediato, richiede quella capacità di “ascolto” di cui abbiamo parlato, il riconoscimento della propria soggettività e quanto questa possa condizionare la propria visione ed il proprio giudizio. Ciò rimanda non tanto alle competenze professionali in senso generale e specifico, ma attiene alle qualità intrinseche dell’individuo adulto che, in quanto tale, non dovrebbe essere dominato dalle proprie proiezioni inconsce e aspettative eccessive, che turberebbero l’instaurarsi di una equilibrata relazione con gli allievi.
L’osservare, se non è una modalità spontanea, può essere acquisita con una adeguata formazione, tenendo presente che la qualità del lavoro dipende in parte da competenze e abilità ma soprattutto dal lavoro fatto su se stessi per diventare un adulto migliore. A questo bisogno formativo potrà rispondere l’aggiornamento on line, modalità largamente in uso?

CONOSCERE E AMARE
Imparare a conoscere i propri alunni è fondamentale. I docenti possono essere formati per divenire capaci di osservare, registrare i comportamenti, confrontare le situazioni, rilevare l’incidenza di un atteggiamento sulla riuscita di una prestazione…. Non basta.
Conoscere i propri alunni significa poter stare nei loro tempi. I docenti devono perciò predisporre un ambiente educativo adeguato alle diverse età e fasi dello sviluppo, attraverso proposte didattiche diversificate in senso sincronico e diacronico.
Il bambino della scuola dell’infanzia ha bisogno di spazi e tempi per il gioco, attraverso cui esprimere vissuti ed acquisire gradualmente regole sociali, di “curiosare”, di esplorare la realtà che lo circonda.
Nella scuola primaria tutto questo rimane fondamentale, ma si affinano gli strumenti del conoscere mediante il lavoro individuale, il lavoro di gruppo per facilitare il confronto ed il dialogo, per saggiare le proprie capacità. Deve poter sperimentare il silenzio, l’ascolto e l’essere ascoltato, la dipendenza dall’altro quanto l’affermazione della propria autonomia; deve imparare a riconoscere la sua identità sessuale, le sue caratteristiche ed abilità, accettare le regole del gruppo, mediare le proprie convinzioni.
Nella scuola secondaria di primo grado si verifica una maggiore autonomia dagli adulti. I ragazzi sono alla ricerca di esperienze nuove con cui mettersi alla prova. I bisogni di socialità, identificazione, appartenenza sono accentuati, così il desiderio di essere tenuti in considerazione, di acquisire peso e ruolo all’interno di un gruppo. In questa fase si avviano sempre più verso la costruzione di un’immagine di Sé unitaria e vicina alla realtà. È l’età questa in cui si sviluppa il pensiero riflessivo e valoriale, in cui si può avere consapevolezza di come si era, di come si è, di come si potrà essere; incomincia, cioè, a configurarsi l’idea di come si vuole diventare.
In definitiva stiamo parlando di un lungo processo di autoscoperta nel quale gli adulti educatori entrano pienamente in gioco per favorirlo, ostacolarlo, imprimergli una direzione piuttosto che un’altra.
Tuttavia, conoscere davvero i propri alunni, stare nei loro tempi, possibilmente con la giusta distanza, assecondare il loro sviluppo può avvenire se sono sostenuti da un “sincero” atteggiamento empatico e, se vogliamo, “compassionevole”. Solo questa capacità da parte degli insegnanti e il coerente “agire didattico” possono suscitare il desiderio, il piacere di conoscere nei propri allievi.

Scrive Laura Mancinelli ne Il fantasma di Mozart:

[…] amare è conoscere… Eros è un dio, è il dio che spinge l’uomo a fare quanto di bello e di buono gli è concesso di fare nella vita. È il dio senza il quale l’uomo non vive pienamente la sua esistenza. Ma è soprattutto desiderio di capire e di conoscere… Accontentiamoci di sapere che senza di lui nessuno è vero poeta, o pittore, o filosofo. Forse nessuno saprebbe neppure coltivare bene un orto .

Troviamo nel testo di Blandino e Granieri un pensiero molto simile:

 Non è possibile conoscere senza amore […] solo l’amore e l’attenzione verso l’oggetto permettono di conoscerlo. In senso più ampio si osserva come non sia possibile una scienza priva di “amore”, vale a dire che la ricerca scientifica è realmente tale solo quando in chi conosce, scienziato o ricercatore, c’è reale amore per l’oggetto del proprio studio e l’attenzione a conservarlo integro e proteggerlo mentre lo si conosce .

Ora, come non includere gli insegnanti tra i ricercatori, se è vero che essi dovrebbero ricercare le “verità” con i loro alunni nel totale loro rispetto?
(…)
Citando G. Bollea possiamo concludere dicendo che solo

[…] l’amore, l’esempio e l’ascolto sono la sintesi di ogni forma educativa […] ».

Leggi anche:

Il bisogno di realizzazione del proprio sé e della propria identità

IL BISOGNO DI RELAZIONI “SUFFICIENTEMENTE BUONE”: Ascoltare, Accettare e tollerare (1)

IL BISOGNO DI RELAZIONI “SUFFICIENTEMENTE BUONE”: Essere alla giusta distanza (2)

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