Ricordare Marcella Balconi (2)

Data la mia formazione politica e culturale, l’esperienza della guerra e della ricostruzione, come pediatra non potevo certo limitare la mia attività allo stretto ambito della cura dei bambini sofferenti di disturbi psichici. Così il mio interesse si volse al campo della prevenzione dei disturbi fisici psicologici del bambino piccolo, agli asili nido, alle istituzioni per l’infanzia abbandonata, al lavoro nelle scuole materne ed elementari in cui secondo la moda di allora tentammo un lavoro di dépistage con esami collettivi.

E’ del 1948 l’apertura di una scuola medico-pedagogica e degli anni successivi quella di un piccolo istituto a conduzione familiare per bambini difficili e di un piccolo internato per i bambini che avevano subito i danni più gravi dall’ospedalizzazione precoce. Queste strutture, dopo circa vent’anni, vennero chiuse o lasciata alle cure di altri quando il servizio territoriale si sviluppò tanto da permettere la cura senza allontanamento dalla famiglia e con il reinserimento dei bambini nelle scuole normali. Queste esperienze ci arricchirono e mostrarono appieno la complessità dei problemi che ci stavano di fronte.

Scritto inedito di Marcella Balconi in “Grazie Marcella” – Raccolta di Testimonianze in onore di Marcella Balconi (1919-1999)

Dalla mia formazione culturale e dal lavoro mio e dei miei collaboratori sono maturate le esperienze (poi tradotte in una serie di scritti, in parte pubblicati nel corso degli anni) sviluppate insieme a colleghi di altri servizi o con i collaboratori stessi.

Mettere a fuoco il momento diagnostico (affinché non si basasse più solo sul quadro sintomatologico), soffermarsi sulle utilizzazioni di particolari reattivi, lo studio sui 1000 casi, le relazioni che puntualizzavano nella situazione scolastica, il caso di Luigino (che metteva in evidenza le sindromi di specializzazione precoce) e, via via, gli altri lavori fino a giungere agli studi catamnestici tutt’ora in corso, alla pubblicazione del libro Disegno e psicanalisi infantile : sono l’espressione del nostro percorso nel volgere degli anni.
A ciò si è anche aggiunto l’impegno congiunto di imparare osservando e ascoltando di trasmettere più giovani quando andavo a prendendo.

Il servizio di Novara fu, per anni, punto di riferimento per chi si occupava di questi problemi, prima che sorgessero le scuole di psicologia e di psicoterapia.

Ma non va dimenticata un’importante esperienza, fatta negli anni che vanno dal ’50 al ’60, che mi ha dato modo di capire il difficile compito dei genitori dei bambini malati e di chi giornalmente li segue. Per anni, onde evitare soluzioni rischiose, come il ricovero in istituti psichiatrici, ho avuto in casa, per periodi anche lunghi, adolescenti con gravi turbe affettive e del comportamento, spesso accompagnati da parenti ed educatori. È stata un’esperienza difficile, talvolta angosciante, che mi ha dato modo di cogliere, al di fuori dell’ ambito privilegiato di un trattamento, le fini e subdole interazioni che venivano a crearsi tra ragazze e l’adulto che aveva anche il compito di educare. Da allora il mio impegno con i genitori e gli educatori è diventato anche più vivo o è costante.

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