Ricordare Marcella Balconi (1)

A cura dalla redazione

Conservare la memoria di chi è stato un nostro o una nostra Maestra è avere una preziosissima bussola. Il ricordo ci aiuta a non perdere l’orizzonte verso cui stiamo andando, le finalità da raggiungere, il fine. Ricordare le parole di un Maestro non vuol dire solo ricalcare le sue orme, significa saper andare anche oltre, rinnovare gli insegnamenti così come loro ci hanno insegnato a fare.

Ricordare vuol dire alimentare il nostro presente, dargli radici per poter con più forza e consapevolezza guardare al futuro.  

E’ con questo spirito che ricordiamo Marcella Balconi e pubblichiamo ciò che lei stessa ha scritto di sé e che abbiamo conservato in un libro con cui i suoi amici e i suoi collaboratori hanno voluto dire il loro: Grazie Marcella.

“Mi sono laureata nel lontano 1943. I veri insegnamenti quelli che più hanno inciso nella mia vita, li ho avuti da mio padre, medico e vecchio socialista militante, e da mia madre, donna piena di vita, fiduciosa, appassionata, di tradizioni liberali.
È stato naturale quindi partecipare alla lotta antifascista e partigiana. Lotta che mi ha maturato politicamente è umanamente.
Finita la guerra continuai a frequentare il reparto di pediatria, diretta dal professor Piero Fornara, noto pediatra e antifascista, che mi aveva invitato a lavorare con lui tralasciando il lavoro di laboratorio che aveva occupato parte dei miei anni di università e il periodo immediatamente successivo.
Fu lavorando in un servizio pediatrico che mi resi conto di quanto poco sapevamo riguardo ai disturbi psicologici del bambino e cominciai a dedicarmi a questi problemi.
Prima andai in Belgio da Madame Decroly, figlia del famoso pedagogista che era appena tornata da un viaggio in America e poteva quindi informarmi sul lavoro delle Child Guidance, oltre che farmi conoscere le diverse istituzioni per bambini normali e subnormali create da suo padre.
Ebbi pertanto l’idea di come si poteva formare uno psichiatra infantile e di quale valore aveva una corretta azione pedagogica. Proseguii la mia formazione in Svizzera presso la allora famosa Office Médico-pédagogique di Losanna diretta dal dottor Bovet, a indirizzo psicodinamico.

Contemporaneamente feci un analisi didattica dal dottor Beno allievo di De Saussure a Malévoz, allora uno dei centri psichiatrici più moderni dove già ai tempi si applicava la teoria psicoanalitica: qui ebbi la possibilità di fare un periodo di esperienza con pazienti adulti. Tornata in Italia, ebbi frequenti contatti con il gruppo psichiatri infantili francesi che facevano capo a Lebovici.

Solo intorno al 70 ebbi modo di conoscere gli allievi della Klein. A Londra incontra i Esther Bick, che invitai in seguito in Italia e, a sua volta, si mise in contatto con il dottor Meltzer e con Martha Harris, che invitammo a Novara, prima per conferenze sull’adolescenza e, poi per seminari clinici.

Questo è il mio primo il mio retroterra culturale nel campo della psichiatria e psicoanalisi infantile.

Mentre avveniva la mia formazione all’estero, intorno agli anni 1946-1950, come medico scolastico, poi come medico del O.M.N.I (Opera Nazionale per la Maternità e l’Infanzia) e, quindi, come medico ospedaliero, organizzai in embrione un servizio medico pedagogico nella scuola, aprii un consultorio medico pedagogico all’O.M.N.I, presso un asilo nido, quindi un servizio ospedaliero affiancato alla pediatria, che si chiamò più tardi Servizio di Neuropsichiatria Infantile e unificò le precedenti funzioni di prevenzione, cura e recupero”.

Scritto inedito di Marcella Balconi in “Grazie Marcella” – Raccolta di Testimonianze in onore di Marcella Balconi (1919-1999)

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Una risposta a “Ricordare Marcella Balconi (1)”

  1. Paola Pizarro dice: Rispondi

    Questo articolo ci fa capire quanto sia importante continuare a portare avanti il lavoro di Marcella Balconi. Lei con il suo lavoro ha gettato le basi per colmare un grande vuoto e che vuoto quando parliamo dell’infanzia!!!
    Non ci poteva essere titolo migliore per il suo libro: Grazie Marcella!!!

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