Scuola e psicoanalisi: incontro con Maurizio Stangalino (2)

a cura di Elvio Mattalia

 LE TEMATICHE SPECIFICAMENTE AFFRONTATE    nel  gruppo  con il Dr. Stangalino

Poiché diventa quanto mai complesso descrivere l’intera giornata di presentazione del testo, di riflessioni e di approfondimenti che ha suscitato, mi limito ad evidenziare alcuni passaggi del testo che contengono al meglio i discorsi fatti nel gruppo,  per poter fare partecipi  anche  i lettori, che tuttavia  rimando alla lettura esaustiva di questo magnifico testo.

Ho  scelto di  sintetizzare le TEMATICHE   discusse nel gruppo  non per cronologia degli interventi e dialogo  relatore-pubblico, ma secondo   un ordine concettuale, che consenta  di   mettere  in  evidenza  i focus , per un ulteriore “ confronto”  .

                                           Elvio  Mattalia (Redazione Scientifica ARSDiapason)

TEMATICHE  affrontate

DIFFICOLTA’ SCOLASTICHE RELATIVE ALL’APPRENDIMENTO

Le difficoltà scolastiche – sono – da considerarsi in un’ottica evolutiva: l’impossibilità di apprendere è l’aspetto più evidente e comunicabile di una difficoltà a crescere, come se il blocco nella capacità di studiare possa essere il rappresentante comunicabile di un più ampio e radicale scacco evolutivo

FAMIGLIA E SCUOLA

Il “contratto” narcisistico” (tipico della famiglia affettiva contemporanea), che si era costituito tra  bambino e genitori, viene messo in discussione e “ridefinito” dalla relazione con le insegnanti poiché la scuola diventa il luogo di mediazione tra bisogni individuali e collettivi. Questo passaggio cruciale richiede una riflessione profonda delle modalità relazionali del bambino con il mondo esterno, dei genitori nei confronti del figlio e degli insegnanti che sono chiamati a modulare e sostenere il processo di separazione e individuazione, assumendosi il compito e la funzione genitoriale….di tipo accudente ed educativo

Se il triangolo genitori-insegnanti-bambino si mantiene – in una dimensione “sana” di rispetto reciproco senza scavalcamento di ruoli – può consentire di vivere la “competizione” come momento dialettico e metaforico genitori insegnanti, “giocato” nello spazio transizionale scolastico del bambino, consentendo e rispettando l’alterità delle altre figure e attivando benefici processi trasformativi

Occorre tener conto che il bambino reale è sempre confrontato con il bambino che i genitori avrebbero voluto essere e i genitori si identificano nei genitori che avrebbero voluto avere; la comprensione delle prime dinamiche identificatorie può rivelarsi fondamentale per comprendere l’interazione tra genitori e figlio… Questo protratto lavoro di ponte tra l’adesso e l’allora, con l’aiuto del terapeuta o dell’insegnante attento, può favorire l’innesco di ricche arborizzazioni associative in cui i genitori incomincino a collegare spontaneamente eventi vissuti ed emozioni provate, potendo così riaffrontare … per rielaborarle e rimodularle, situazioni anche molto dolorose…

Balconi insegnava ad approfondire la conoscenza della famiglia e della sua realtà sociale; e come il “rimettere ordine”, pazientemente e in modo condiviso, nelle storie familiari, nella storia dello sviluppo del figlio, possa fornire una efficace chiave di lettura della comprensione che i genitori hanno delle difficoltà del figlio e promuovere quel delicato lavoro di reintegrazione di parti scisse e non elaborate che spesso caratterizzano le famiglie problematiche, riannodando fili spezzati e trame lacerate dal tempo e dalla frammentazione dei legami e degli oggetti interni.

L’ISTITUZIONE SCUOLA E L’INSEGNANTE

Dal punto di vista istituzionale dobbiamo considerare che ogni insegnante colloca le sue parti più mature di pensiero, intuizione, capacità di relazione, ma proietta anche le sue parti non mature, infantili (richiamate nel vissuto personale dal contatto con i bambini). Si assiste così ad una continua dinamica tra una parte evolutiva e pensante e una parte più primaria.

Le difficoltà emotive che quotidianamente incontra il docente determinano spesso un sovraccarico di tensione che blocca il pensiero e porta a utilizzare strumenti operativi rigidi e inefficaci, sostenuti da difese primitive quali la negazione, la scissione, la proiezione o forme di intellettualizzazione ….. L’aumento per numero e problematicità dei bambini e dei ragazzi con disturbi dell’apprendimento…costituisce un elemento di preoccupazione che genera incertezza, paura e senso di inadeguatezza… Rischia quindi di venir meno, travolta da una quotidiana fatica emotiva che si fa sempre più gravosa, la capacità propria del ruolo docente di gestire le relazioni all’interno della classe senza scindere la componente emotiva e affettiva….

Nota di redazione

Rispetto a queste problematiche Balconi era fermamente convinta che anche per i docenti fosse necessaria una formazione di tipo psicoanalitico che in parte era necessaria anche ai genitori.

SOSTENERE LE EMOZIONI

Cosa fare con bambini molto opponenti e aggressivi, spesso chiusi all’interno di un isolamento che li fa sembrare irraggiungibili. Bambini “iperattivi” (al di fuori dello spettro autistico o altre patologie di origine organica) che sembrano non potersi mai fermare su nessun gioco, nessuna esperienza da trattenere e mentalizzare?

…prima di intraprendere una qualsiasi azione, fermarsi a riflettere … su cosa il bambino stia sperimentando quando si rivolge a noi con quella modalità; dobbiamo necessariamente provare a immaginare e sintonizzarci sul suo stato mentale per “dare un significato” alle esperienze relazionali che si stanno vivendo con lui, per provare a “contenere” i sentimenti difficili da sostenere che la relazione comporta.

BAMBINI E APPRENDIMENTO

La possibilità, per l’insegnante, di offrire un aiuto e un supporto a bambini e ragazzi in difficoltà sul versante dell’apprendimento…per tutti i bambini che affrontano le ansie del conoscere, passa attraverso la sua capacità di  aprire la propria mente ai sentimenti e alle emozioni caratterizzate… da paura, incertezza, caos e restituire ai propri alunni una dimensione di “sostenibilità” dell’apprendere, incoraggiarli a evolvere nei processi emotivi e cognitivi che connotano l’apprendimento, sintonizzandosi empaticamente specialmente sulle difficoltà incontrate, sui loro insuccessi e frustrazioni…..

Possiamo affermare che se il bambino ha potuto vivere una esperienza precoce sufficientemente sicura potrà esprimere naturalmente una propensione all’esplorazione che lo porterà a essere in grado di affrontare anche attraverso anticipazioni mentali sempre più audaci, quella ignota area del “non Sé” che costituisce il nostro campo di esperienza sconosciuto…

E’ compito dell’insegnante a scuola (Balconi lo sottolineava sempre) provare a riparare “l’oggetto dell’apprendere”, laddove è internamente danneggiato, per reintrodurlo nella sfera del desiderio e reintegrarlo in un Sé efficace, in una mente viva e attiva che aspira a comprendere e padroneggiare e non solo a temere o subire.

BAMBINI DIFFICILI

Un intervento solo basato su regole “esterne”, benchè gestito con rigore e applicazione di sanzioni o punizioni, generalmente si rivela a distanza inefficace ma soprattutto non promuove crescita e un apprendere dall’esperienza. Questi aspetti, già di per sé complessi, possono risultare ancora più problematici se trasferiti al lavoro relazionale con bambini difficili, che attivano nell’insegnante risposte controtrasferali spesso non facilmente decodificabili e controllabili. Potremmo dire che i bambini difficili si presentano all’adulto dietro un a “maschera”. Nascondono cioè la loro fragilità e la loro disperazione dietro a meccanismi difensivi che rendono difficile il raggiungere e il sintonizzarsi per … contenerli e aiutarli a regolarsi. Tenderanno cioè a spingere l’insegnante verso modelli disadattivi che conoscono e utilizzano per evitare di affrontare la sofferenza di una mentalizzazione. Si potranno così mostrare particolarmente aggressivi o disturbare per farsi respingere, oppure ancora rendersi “invisibili

 Allorchè l’insegnante si posizionerà in una dimensione mentale riuscirà a vedere e “sentire” il bambino per come è veramente, dietro la “maschera” talvolta minacciosa e aggressiva, a entrare in contatto con tutta la sua fragilità, la sua paura e talvolta la sua disperazione, per iniziare veramente a “contenerlo”. Ed è esattamente ciò di cui il bambino ha bisogno, un adulto che sia in grado di ospitare nella sua mente le sue paure, le sue angosce, e la sua distruttività senza spaventarsi, senza frantumarsi, ma riuscendo a tollerare queste emozioni per restituirgliele gradualmente in forma sopportabile

IL RUOLO RIPARATIVO DELL’INSEGNANTE 

Un bambino che non ha “trovato spazio” nella mente materna non ha potuto sviluppare la sensazione che possa esistere uno spazio dentro la mente dell’adulto o dentro di sé. Quando però il bambino incontra un adulto che offre quello spazio di accoglienza e di pensiero di cui il bambino ha bisogno, si risveglia in lui la speranza, comincia a maturare il senso di una possibile fiducia e sicurezza, e, con esse, la possibilità per la sua mente di aprirsi finalmente ai processi di esplorazione e di conoscenza.

La capacità di osservare è fondamentale per mettersi nella condizione di provare a comprendere davvero e sintonizzarsi con lo “stato mentale” del bambino e dare così un significato al suo modo di relazionarsi …. Si deve quindi acquisire la capacità di conservare uno spazio mentale che consenta di accogliere gli elementi “osservati”, anche quando carichi di aspetti emotivi difficili, mantenendo dunque una attenzione costantemente ricettiva….

nota di redazione

Per quanto concerne l’osservazione in ambito clinico e pedagogico si rimanda alla mia relazione negli atti del convegno: L’osservazione: una metodologia di analisi e progettazione dell’intervento comune ai due approcci?

I quadri riferibili a un disturbo da iperattività di natura endogena e geneticamente predeterminato (ADHD) sono piuttosto rari. La maggior parte dei profili sintomatici evidenzia difficoltà dei bambini a regolarsi e che scaricano attraverso il movimento una sensorialità che non può essere gestita e mentalizzata.

LA FUNZIONE RIPARATIVA E RIMODULATIVA DELLA SCRITTURA E DELLA NARRAZIONE

Va sottolineato come soprattutto per bambini e ragazzi che presentano “fragilità” e percorsi di vita che hanno spesso determinato l’esposizione a condizioni familiari e sociali carenziali, conflittuali e pertanto potenzialmente micro o macro traumatizzanti, l’esperienza della scrittura per emozioni possa rappresentare una importante occasione rimodulativa e riparativa .Il (ri)vivere esperienze emozionali del passato, attraverso le risonanze evocate dalla scrittura, consente di (ri)affrontare tematiche, anche difficili e dolorose, e pertanto talvolta dissociate, confinate in un “altrove” psichico inaccessibile alla memoria e alla rielaborazione cosciente, ma comunque sempre attivo nell’interferire con le funzioni di apprendimento e di pensiero.

nota di redazione

Naturalmente analoghe possibilità, oltre alla lettura e allo scritto, si possono ritrovare in altri linguaggi: la grafopittura, la psicomotricità, la drammatizzazione.

SCUOLA E PSICOTERAPIA          

… E’ forse giunto il momento, in considerazione di quanto considerato precedentemente, di pensare alla scuola come luogo privilegiato, dove, al di là della dimensione didattica, si possano sviluppare esperienze affettive e mentali fondamentali per la crescita personale, e dove si realizzi l’occasione, attraverso l’incontro con  insegnanti preparati a sostenerlo, di riaffrontare i conflitti e le instabilità che hanno caratterizzato il percorso di crescita precedente in una condizione più favorevole, in grado cioè di consentire una importante riorganizzazione e rimodulazione del mondo interno.

… La diffusione nella scuola di un modello teorico che consideri gli aspetti di “legame” inter e trans personale, e le difese che comportano, l’affrontare la difficoltà e la sofferenza comprendendone le modalità inconsce, consentirebbe una “lettura” più efficace delle problematiche e una possibilità di affrontarle, al di là di uno spesso idealizzato e invocato intervento per “riabilitare competenze” 

nota di redazione

Per approfondire le tematiche proposte dagli autori  si rimanda   anche a  questa  bibliografia :

S. Wittemberg, G. Williams Polacco, G. Osborne, L’esperienza emotiva nel processo di insegnamento apprendimento, Liguori, Napoli 1993

G. Blandino, B. Granieri, La disponibilità ad apprendere. Dimensioni emotive nella scuola e formazione degli insegnanti, Raffaello Cortina, Milano 1995

G. Blandino, Le capacità relazionali, prospettive psicodinamiche, Utet, Torino 1996

A. Coren, Psicodinamica del processo educativo, Utet, Torino 1999

G. Blandino, B. Granieri, Le risorse emotive nella scuola, Raffaello Cortina, Milano 2002

B. Granieri, Osservare la dinamica emotiva nella classe, Dossier IRRE Piemonte, giugno 2002

G. Blandino, Quando insegnare non è più un piacere, Raffaello Cortina, Milano 2008

per conoscere la figura, il lavoro di Marcella Balconi si rimanda al libro pubblicato per il decennale ,  Grazie Marcella, raccolta di testimonianze in onore di Marcella Balconi, medico, pioniera della psicoanalisi infantile, edizione Quaderni ARSDiapason2009,

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gruppo di Redazione GAIE  febbraio,2020

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