“Sai mamma, certe volte, durante le nostre sedute, la Dottoressa dipinge mentre parliamo.” Quel giorno mio figlio era particolarmente sereno e contento, aveva con sé un cartoncino dipinto a colori vivaci, diverse tonalità di blu acceso, giallo e bianco per un fiore brillantissimo appena sbocciato. Una forma ridente, quasi improvvisa, che aveva trovato nuova luce.
Sono passati molti anni ormai. Ti sei ammalata e oggi stai faticosamente riconquistando la tua possibilità di parola. Un giorno dello scorso autunno ti ho trovata che li avevi tutti intorno a te, quei tanti e tanti cartoncini dipinti. Raccolti in spessi contenitori, incorniciati a gruppi di sei, allineati in fila in alcune cassette appoggiate sul divano, ammonticchiati con cura e in abbondanza sul tuo tavolo da lavoro di legno scuro… e tu li guardavi con affetto, in silenzio, li osservavi prendendoli uno ad uno, a caso nel mucchio, come ascoltando e riconoscendo nuovamente ad ognuno il suo carico pulsante.
E a me che guardavo stupita quella montagna di opere vive e silenziose, hai lentamente offerto la tua spiegazione. Spero di riuscire a trasmetterne l’intensità e la purezza.
L’intensità del cammino di una terapia deve essere “governata” con fermezza e con profonda cura e dedizione dal terapeuta. Il tormento, la disperazione, il disordine che il paziente porta in seduta vanno accolti e allo stesso tempo medicati, decantati, sospesi, riordinati… Al terapeuta il compito e la forza di suscitare di volta in volta un’apertura, uno spostamento minimo verso un luogo dove l’attesa diventi accettabile, dove si possa interrompere il grido e intravvedere una possibilità diversa. Al terapeuta il compito di immettere dunque un po’ di distanza benefica, di far giungere un segno di comprensione, di movimento possibile.
Mi ha colpita la semplicità e l’energia con cui mi raccontavi che, in seduta, l’intensità emotiva dell’ascolto e degli scambi con il paziente agiva al punto di generare in te un gesto autonomo di accompagnamento silenzioso e costruttivo, decentrato rispetto a quello stato di comunicazione emotiva: succedeva che la tua mano afferrasse decisa cartoncino e colori – già pronti in attesa sul tavolo – e cominciasse in modo autonomo a disegnare in silenzio.
Continuava il tuo ascolto, continuava l’intensità dell’incontro-scontro di parola, continuava l’intelligenza dei cuori… e intanto la mano irresistibilmente accompagnava, tracciava linee, immetteva o non immetteva colori, tentava direzioni impensate… riusciva a spostare qualcosa della tensione su un livello diverso e lasciava comparire una distanza. Come se ti mettesse a disposizione un “altrove”, come un rifugio, segreto però visibile, non di parola parlata.
Sì, obbedendo a questo modo quasi magnetico, sentito da dentro, tu riuscivi a spostarti un briciolo da quel pozzo di disperazione da cui partiva la richiesta di aiuto. E quella distanza “faceva sicurezza” – come direbbe un alpinista – per entrambi, ti aiutava ad alleggerire il carico e posizionarti meglio per poter dare aiuto. Libera nel suo disegno “scatenato”, la mano tratteggiava lo stato d’animo, non aveva parole per dirlo ma segni, tratti, direzioni, colori, aculei puntuti o curve smussate, vuoti e pieni. Suggeriva un luogo altro, diverso, ancora da trovare.
Mi hai raccontato delle sere, delle notti, passate a riguardare i disegni della giornata: li riprendevi e li rifinivi con cura, per ognuno ripercorrendo, metabolizzando l’incontro che l’aveva suscitato. Un silenzioso procedere del cuore che aveva bisogno di decantare la sofferenza sentita e parlata, decentrandosi in quella traccia dipinta, silenziosa, non ancora parlabile. Da essa potevi intuire un “disegno”, un percorso accettabile senza darlo già per possibile ma comunque lì presente, cristallino, limpidamente in attesa del successivo incontro.
Così i tuoi disegni oggi continuano a mostrarsi come energia pura, cristallina, esigente e limpida. L’impressionante distillato di una condivisione viva, sentita nel profondo e capace di trasformarsi in un gesto creativo che da quella condivisione stessa prende forma, inter viene, suggerisce, attende.
















