Maestra al tempo del Covid 19

Inizia un nuovo modo di insegnare. 

Dopo 35 anni di servizio improvvisamente e velocemente tutto deve cambiare! 

Non c’è tempo per aspettare, per fermarsi a pensare, per capire come fare, bisogna attivarsi subito e provare a gestire una scuola digitale a trecentosessanta gradi. 

I nostri alunni ne hanno diritto, non devono aspettare e la maestra e il maestro hanno il dovere di fare l’impossibile. 

E così, dall’oggi al domani, le maestre e i maestri si rimboccano le maniche e affrontano il problema “insegnare con il digitale”. 

Già! 

E sono proprio le stesse maestre e gli stessi maestri che si sono trovati in prima linea quando ancora nessuno parlava di questa pandemia, ma già tanto si sapeva, purtroppo, gli stessi che hanno continuato a lavorare a testa bassa senza protezioni nonostante le classi decimate, perché tantissimi erano gli assenti ogni giorno da metà gennaio per una strana influenza, dicevano le persone, un’influenza più cattiva del solito. 

Certo, prima di tutta questa emergenza, le maestre e i maestri hanno seguito dei corsi di aggiornamento nell’ambito del “Piano di formazione scuola digitale” per sviluppare alcune competenze nell’utilizzo di applicazioni o funzioni capaci di integrare la didattica laboratoriale che da anni caratterizza l’operato degli insegnanti di Scuola Primaria. 

Ma un conto è conoscere il digitale per presentare, completare e rinforzare, in un modo accattivante, un argomento, un conto è vivere, professionalmente parlando, con e di “scuola digitale”, perché le competenze per questo dovrebbero essere tutt’altro e non ci sono per la stragrande maggioranza delle maestre e dei maestri. 

Dovendo abbandonare la scuola live, il rapporto realistico con la classe, gli strumenti e le modalità fino a quel momento utilizzati, dovendo trovare altre soluzioni rispetto al provare e riprovare insieme (per la logica del fare per pensare e scoprire regole e leggi), all’incontro, all’abbraccio, all’aiuto, al prestare, al lavorare contemporaneamente stando vicini, allo scrivere in un quaderno con ordine e sequenzialità e nonostante le risicate competenze digitali e vari problemi di connessione, le maestre e i maestri continuano a educare e istruire e cercano di farlo con professionalità, quella professionalità che sta non tanto nel sapere ma nel saper trasmettere, nel saper rendere facile o fruibile ciò che in partenza non lo è, semplicemente perché non lo si conosce, adattandosi alle caratteristiche, capacità e necessità di ogni bambino. 

Ora tutto deve funzionare e passare attraverso un computer. 

E come si fa in uno spazio temporale pari a zero a diventare bravi insegnanti con il digitale? Come si fa a sopperire e far fronte alla difficoltà di attenzione, di concentrazione e di ascolto che caratterizza i bambini di oggi? Se prima si faceva una fatica immane a mantenere l’attenzione, figuriamoci ora! 

E allora ecco inventarsi di tutto, passare ore e ore al computer, o al cellulare per comprendere il funzionamento di un programma, per registrare video che sono una sorta di surrogato della lezione in classe di un tempo, che arrivano a tutti e che possono essere visti e rivisti più volte, per raccogliere materiale e scrivere mappe al fine di aiutare nello studio, per spiegare per iscritto ad ogni bambino certi errori commessi o semplicemente la qualità del lavoro svolto, per rispondere al telefono con lo scopo di intervenire adeguatamente e individualmente alle richieste di aiuto. 

E allora ecco lavorare come in un’aula con le pareti di vetro, esposti a tutto e a tutti, come trovarsi in una sorta di “Grande fratello”, lavorare a porte aperte, alla luce del sole ed esposti ad ogni cosa, quindi anche a critiche e offese da chi non è un insegnante, non ha mai svolto la professione di insegnante e non ha studiato per essere una maestra, o un maestro. 

E allora ecco prodigarsi per arrivare a tutti, a chi non ha il computer, a chi ha solo il cellulare, a chi ha il computer ma non sa usarlo, a chi ha una connessione scarsa e anche a chi sfrutta questa situazione di distanziamento sociale per curare poco o niente la scuola del proprio figlio avallando scuse di ogni tipo, anche minacciando le insegnanti che, per uno specifico dovere, segnalano al proprio superiore, ossia al proprio Dirigente Scolastico, la non partecipazione alle varie attività da parte di quel bambino. 

E allora ecco che le ore di scuola al giorno e a settimana diventano infinite! Altro che “indossare camicie caraibiche e bere mojito mandando compiti col ghigno sadico” come qualcuno scrive in questi giorni nei social! 

Ma non importa! 

Le maestre e i maestri amano il loro lavoro perché convinte e convinti che è proprio dal loro delicato lavoro che possono nascere passioni, eccellenze, talenti e equilibri mentali, quindi… guai demordere! 

Volevo scrivere queste parole perché non si legge mai del grande lavoro fatto al tempo del Covid19 dai maestri e dalle maestre d’Italia. 

Matilde Imperatori

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