Una FESTA per parlare di integrazione

di MONICA SPECCHIA

Fin da piccola ho sempre amato la musica. Ho ascoltato di tutto e non sono mai riuscita a star ferma. Nell’adolescenza ho “ballato ” chiusa in camera mia: movimenti scoordinati e goffi come si conviene ad una ragazzina affetta da tetraparesi spastica… ballare mi piaceva ma avevo paura di farlo tra gli altri…. Esporsi poteva essere crudele. Poi un giorno mi capitò di vedere un video in cui Bob Marley cantava e ballava…. Mi sentii liberata da tutte le paure… I suoi movimenti erano semplici e liberi, seguivano un ritmo ed erano gioiosi ,giocosi…. Potevo ballare anch’io!

Tornando a scuola chiesi di non essere esonerata dall’ora di educazione fisica, nè tanto meno dal saggio di balletto moderno di fine anno. Un insegnante meravigliosa e temeraria accettò. Ballai con il sottofondo di un pezzo Rock che oggi definirei osceno ma presi coscienza del mio essere donna e soprattutto donna con un corpo che balla nonostante tutto.

Capii che il mio corpo era armonia e piacere e non solo dolore. Nella città in cui vivo, sono ancora troppo pochi i locali in cui i ragazzi costretti in carrozzina possono ballare, eppure ogni volta che vedo un portatore di handicap ballare o cantare rivedo l’energia del video di Bob Marley anche se magari molti di loro muovono solo la testa ,un dito.

Queste parole sono dedicate a tutti quelli che ballano e suonano in qualunque modo a tutti quelli che consentono che esista una musica o un ballo, qualunque ne sia la forma, ma soprattutto a quanti hanno paura di ascoltare una canzone nuova diversa ed uguale a tante altre. Egregi timidi e diffidenti anche la paura è un diritto ,ma ricordate che in questo caso è un diritto personale non pubblico, né collettivo. Potete censurare la vostra gioia non togliere energia alle vite altrui, al mondo.

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