La scrittura come cura di chi si prende cura

di Marilena Capellino

Nelle professioni educative si va evidenziando con sempre maggiore intensità la necessità di una relazione attenta all’altro per poterlo sostenere nel rapporto di crescita. Di conseguenza, l’attivazione di un’intelligenza emotiva caratterizzata da competenze relazionali quali l’ascolto, l’attenzione e la riflessione diventa essenziale per la formazione di una professionalità completa. Tuttavia, poiché questi talenti non sono semplici tecniche ma connotano profondamente lo sguardo dell’insegnante e/o dell’educatore, la scrittura di sé può essere un valido strumento per imparare a stare in ascolto dei propri vissuti ed a ri-visitare la propria storia personale.
L’autobiografia è stata riscoperta come metodo di formazione poiché, raccontandosi, si impara a documentare la propria esperienza al passato e al presente, a lasciare una testimonianza di sé agli altri, a scrivere con più motivazione, a pensare e a riflettere meglio. Il lavoro di scrittura di sé implica la capacità di stare in ascolto dei propri vissuti per leggere la situazione, e l’operatore riflessivo appare capace di porsi continuamente la domanda di senso che può innescare processi di cambiamento.
Di conseguenza, se ne vede l’applicazione in molti campi professionali, soprattutto nel mondo delle relazioni d’aiuto, della salute e del benessere individuale, nonché della scuola di ogni ordine e grado all’interno di programmi di educazione del pensiero e dell’intelligenza, delle emozioni e della reciprocità interculturale.
Grazie al lavoro autobiografico, infatti, si può sperimentare la possibilità di imparare da sé, dalla propria esperienza e dall’esperienza dell’Altro (soprattutto là dove le esperienze di scrittura sono condotte in gruppo); si può incontrare un luogo dove poter riflettere su se stessi e sui cambiamenti nella propria vita, sentendosi così protagonisti della propria storia personale e professionale; è possibile implementare competenze quali l’ascolto attivo, la ri-costruzione, il pensiero critico.
In questo modo, si sperimenta la possibilità di prendersi cura di sé, attraverso il ricordo, la narrazione e la ridefinizione del nostro rapporto con il tempo, avviando processi di auto-apprendimento e di autoriflessione.

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