Come insegnanti, avete il dovere di essere moderni, ma anche di rimanere molto antichi

A cura della redazione

Insegnante: Oggi i genitori sono molto cambiati, sembrano disorientati, non sanno come comportarsi con i loro figli anche se in apparenza li seguono tantissimo. Può esserci in questo una correlazione con ciò che osserviamo tutti i giorni, cioè con l’aumento di bambini insicuri che fanno fatica a scrivere correttamente i numeri, le  lettere?

Dott.ssa De Leo: L’osservazione che lei fa, è quella di  moltissimi insegnanti da qualche anno; è in atto sicuramente un cambiamento culturale delle famiglie, un mutamento di stili educativi, e di conseguenza è diverso il modo di maturare dei bambini che spesso appaiono più insicuri, meno autonomi e con più difficoltà di apprendimento.

Questi bambini, spesso, provengono da famiglie che apparentemente li seguono molto, non fanno mancare loro nulla. “Dei bravi genitori”, insomma, che danno molto al figlio sul piano oggettivo e anche sul piano delle regole, ma con una modalità diversa dal passato.

Ma ciò che bisogna rilevare è che, a volte, tanto più un genitore è efficiente nei confronti del figlio, tanto più lo asseconda, tanto più può mascherare un timore di coinvolgimento emotivo. Genitori efficienti, quindi, ma che possono, invece, essere più carenti nel rapporto  emozionale.

Sono sempre meno i bambini che da piccoli hanno esperienze di un contatto empatico – emozionale che passa anche attraverso la presenza fisica, il contatto, le coccole del genitore , e questo può alterare il loro sviluppo psicomotorio: problemi nella lateralizzazione, scarso controllo dei propri movimenti, bambini che si muovono troppo velocemente, oppure bambini molto lenti, impacciati, bambini che sono abili in cose anche di una certa difficoltà, ma poi non sanno allacciarsi le scarpe.

Queste problematiche non sono tanto legate ad una eccessiva protezione da parte del genitore, come si tende a credere, quanto al fatto che l‘efficientismo del genitore tende a lavorare poco sull’autonomia del figlio.

Faccio un esempio: in quasi tutte le situazioni famigliari oggi, per quanto si chieda al bambino di ordinare la propria camera e si discuta molto su questo, poi capita che i tempi di vita delle persone sono molto ristretti, si tende a fare in meno tempo più cose possibili ( e questo vale per chi lavora come per la casalinga) e di conseguenza, inevitabilmente, non è il bambino che mette poi a posto.

Il genitore interviene, si sostituisce e quindi lede tutta una serie di atti che fanno parte delle regole, delle responsabilità che bisognerebbe dare e far interiorizzare ad ogni bambino. Alla fine mettere in ordine, come molte altre cose in casa, vengono visti come dei compiti che fanno parte del ruolo che svolgono i grandi e vengono, quindi, sottratti al bambino, non vengono considerati come momenti essenziali e fondamentali nell’educazione del proprio figlio.

C è un altro aspetto da considerare. I bambini, rispetto al passato, fanno una vita più separata dall’adulto. Una volta si parlava di meno, però si stava più vicini, più a contatto e il bambino era più interessato a veder cosa faceva il genitore e ad ascoltare i loro discorsi a cui non interveniva direttamente, ma che entravano pian piano nel proprio bagaglio conoscitivo. Oggi il bambino viene più lasciato a sé stesso perché l’adulto, nel mito della sua efficienza, del suo gestire la vita, fa le cose da solo perché è più comodo, più veloce e quindi il bambino si consola con altri passatempi, con il suo giochino, con la TV, con Internet. La TV, il computer sono veramente funzionali ai ritmi di vita dei genitori: ormai i bambini vengono messi davanti al televisore molto piccoli perché, quasi ovunque, la televisione  è sempre accesa, accompagna la vita nella sua quotidianità.

La TV ma rimane accesa quasi sempre,  è automatico quindi che anche il bimbo piccolo viva già con questo intruso in casa, fa parte dell’arredo, del cuore della casa. Il bimbo piccolo si abitua alla TV mentre la mamma o il padre fanno altro. Sono pochi quei bambini che si sentono dire, “prendi lo straccio e aiutami” perché poi non si sopporta che lo straccio passi dove non deve passare, che magari, nell’apprendere un lavoro, si rompa qualche oggetto, perché non si ha la pazienza di insegnare: sono piccoli atti della quotidianità che però formano il bambino.

Oggi la televisione è sostituita spesso dal cellulare che è un oggetto che isola ancora di più i membri della famiglia uno dall’altro.

Tutto questo influisce sullo sviluppo psicomotorio. Il confronto in questo senso dei bambini  di sei  anni con quelli di 20 anni fa con quelli di oggi, sicuramente va a scapito del bambino di oggi.

Però tutto questo non soddisfa i veri bisogni del bambino. E’ importante, quindi, che trovino  a scuola qualcuno che li aiuti ad avere attenzione per ciò che li circonda, che accetti i loro tempi lunghi e sregolati per far le cose,  l’importante è averla fatta una cosa, avere cura di ciò che si fa, avere, per esempio, la cura e il piacere di abbellirsi l’aula, di tenerla bene, di sentirla come un luogo che appartiene a lui e a tutti i suoi compagni e non solo agli adulti. Va bene il computer, il virtuale, ma se tutto viene vissuto solo nella testa,  non c’è il corrispettivo nella realtà.

Un’educazione emotiva non è un’educazione sulle cose, è un’educazione che educa il bambino a saper stare con ciò che si ha, a saper conquistare, a saper rispettare le cose.

Voi come scuola avete il dovere di essere moderni, di usare bene tutte le tecniche innovative, ma avete anche il dovere di rimanere antiche, molto antiche. Dovete tornare agli albori dell’umanità.

Open Group – Interlocuzioni e risposte di Germana De Leo (neuropsichiatria infantile)

Corso di Formazione “ Educare Dialogando”

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Una risposta a “Come insegnanti, avete il dovere di essere moderni, ma anche di rimanere molto antichi”

  1. Paola Pizarro dice: Rispondi

    Bellissimo questo articolo! E’ proprio vero, purtroppo viviamo in un mondo programmato fino all’ultimo minuto della giornata, siamo talmente di fretta che “affrettiamo” i tempi dei nostri figli; vogliamo che facciano “cose da grandi” ma non li diamo il tempo per riflettere, crescere e maturare. Veramente dovremmo mettere via orologio e telefonino e dedicare del “buon tempo” alla famiglia!
    Paola

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