La preoccupazione Scientifica (4)

di Germana De Leo

Le azioni sanitarie, educative, sociali, cliniche, richiedono chiarezza e caratteri di qualità indispensabili per osservare, conoscere, intervenire in piena comprensione dell’oggetto o problema di studio e in coerenza e congruenza a esso. II nostro modo e le nostre competenze trovano nella esperienza clinica e professionale, le strade per conoscere e intervenire per favorire l’evoluzione del bambino, per orientare e comprendere quali debbano essere le ”cure” per aiutarlo a superare le fasi a rischio della sua crescita e maturazione. Questa, non è incombenza del singolo terapeuta, ma dell’intero servizio e dell’intera rete che lo comprende.

Uno psicoterapeuta come qualsiasi altro operatore che non si formi con l’abitudine alla collaborazione con gli altri, alla dialettica della critica dei fatti, non potrebbe svolgere e reggere bene e a lungo il peso del lavoro territoriale in servizi carenti e mal organizzati, in cui la prassi quotidiana fa assorbire abitudini comportamentali come la noncuranza e la rassegnazione.

Diventa facile nelle Istituzioni abituarsi ”al disagio” per sopravvivere alle disfunzioni e agli sprechi, a tal punto che si corre il rischio di non provare davvero più alcuna emozione, rifiuto, di fronte agli scempi, alle distruzioni, alle sofferenze che si hanno davanti agli occhi nell’incontro professionale con la realtà: è sempre presente il rischio che l’abitudine ci porti a interpretare i fatti solo a metà, dandogli significati e conseguenze diverse da quelle reali ed evincibili dalla diretta esperienza e dalle conoscenze di studio.

Non sarà certo la formazione psicoanalitica e psicodinamica a evitare tutto ciò, ma sicuramente una formazione psicodinamica unita alla capacità a lavorare in dialettica e in riflessione, aiuterebbe le istituzioni e in esse gli operatori, a essere più attente e meno a rischio.

L’esperienza psicoterapeutica con la psicologia dell’età evolutiva ha evidenziato il bisogno di rendere terapeutica tutta la rete dei rapporti in cui il bambino si trova inserito.

Il riflesso di questa considerazione è di immediata ricaduta sui problemi pratici di concezione e organizzazione dei Servizi, per la buona riuscita di un intervento specialistico quanto di una e delle tante più complesse prese in carico sociali, per non disperdere le potenzialità ben presente sia al singolo professionista che agli enti che legiferano o gestiscono i servizi socio-educativo-sanitari per non mantenere la divaricazione tra risorse-spesa-efficacia.

I servizi di territorio, le azioni complesse della cura e della prevenzione, richiedono una specificità programmatoria, a carico degli enti, quanto una specificità tecnica ed operativa, sulla quale si giocherà nel futuro ormai prossimo l’emergenza e lo scacco istituzionale sul fronte della salute, quanto sul fronte economico.

La spinta alla collaborazione proprio su queste specificità dei ruoli professionali, si è concretizzata con l’apertura dal maggio 94, del primo Centro di Collaborazione e Formazione Europea AESMEAF ARS Diapason, che dedica una buona parte delle sue attività alla formazione dei giovani professionisti, quanto alla ricerca e costante rivisitazione e messa a punto delle metodologie operative e del lavoro in équipe poliprofessionale.

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