Gli archetipi, l’inconscio collettivo

Universalità dei simboli – seconda parte

di Marilena Capellino

Freud paragonò la psiche umana ad un iceberg in quanto solo una piccola parte di esso è visibile al mondo, mentre la grande maggioranza dei suoi contenuti rimane nascosta nell’inconscio; egli sosteneva, inoltre, che la parte più importante di ciò che spinge e guida un essere umano deriva proprio da questa zona nascosta dove trovano i nostri ricordi e le emozioni represse, la nostra confusione, i nostri sogni e i nostri desideri.

Jung vedeva non solo l’iceberg, ma l’oceano nel quale è immerso: l’inconscio collettivo, un termine che lui creò per descrivere il materiale psichico, archetipo ed impersonale, che influenza l’esperienza umana, uno strato più profondo dell’inconscio individuale, che non deriva da esperienze ed acquisizioni personali, ma è innato e deve la propria esistenza esclusivamente all’ereditarietà. Egli lo descrive come “il deposito di tutte le esperienze umane fin dall’inizio dei tempi” una sorta di “anima del mondo” all’interno della quale dimora il nostro simbolismo condiviso degli archetipi dimora; si riferisce qui ai motivi presenti nei sogni, ma anche nei miti e nelle favole.

Da ciò fa derivare il termine archetipo (da arché, principio, origine e typos, forma ma anche immagine), una sorta di parafrasi esplicativa dell’éidos platonico[1], che concentra in sé nuclei di energia psichica che possono essere percepiti attraverso le rappresentazioni simboliche e determinano l’esistenza dell’individuo al di là dell’atteggiamento e della volontà di questo.

La ricerca mitologica le chiama “motivi”; nella psicologia dei primitivi essi corrispondono al concetto di répresentations collectives di Levy-Bruhl[2], nel campo della religione comparata sono state definite da Hubert e Mauss[3] “categorie dell’immaginazione” dal che si evince che si tratta di un’idea riscontrabile anche in altri campi della conoscenza.

Quindi, oltre alla nostra coscienza immediata, che è di natura personale empirica (anche se accompagnata dall’inconscio personale) esiste un secondo sistema psichico di natura collettiva, universale e impersonale, che è identico in tutti gli individui e che consiste di forme preesistenti, gli archetipi, che possono diventare consci solo in un secondo momento e danno una forma determinata a certi contenuti psichici.

[1] Per Platone le idee sono la causa che ci permette di pensare il mondo, costituiscono cioè il presupposto della conoscenza, sono il modello di riferimento per una vita giusta e saggia.
[2] Filosofo, sociologo, antropologo ed etnologo francese (1857-1939)
[3] Il primo storico e sociologo (1872-1927) e il secondo storico, sociologo e antropologo (1872-1950)

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