L’inserimento scolastico di bambini ed adolescenti con disabilità (1)

di Germana De Leo

Dal 1977 il Ministero alla Pubblica Istruzione ha aperto finalmente le porte della scuola normale anche ai bambini ed adolescenti con handicap. Si concretizzava l’ipotesi propugnata dai pedopsichiatri e psicologi di orientamento psicodinamico-che anche per questi bambini si potessero attivare ulteriori possibilità di sviluppo, se si offrivano stimoli e risorse rappresentate appunto dal vivere e venire accuditi tra altre persone normali, nella ricchezza e variabilità delle risorse e delle opportunità, necessarie allo sviluppo psicologico e mentale di qualsiasi bambino.

L’esperienza dell’inserimento scolastico ha in breve tempo dimostrato come l’uscire fuori da stimolazioni routinarie, da ambienti in cui la comunicazione si modulava esclusivamente su pattern deficitari, tra diversi livelli di ”incomunicabilità” e ”solitudini” in cui l’unica risorsa mobile e viva poteva essere solo l’educatore e l’insegnante ortofrenica, in cui il deficit dell’uno si rispecchiava esclusivamente nel deficit dell’altro, (scuole speciali) ridonava a ciascun soggetto un qualcosa che, anche al più attento osservatore o ricercatore, non veniva prima in evidenza: il grande polimorfismo che caratterizzava anche i quadri d’insufficienza mentale più gravi, la presenza insospettabile, in molti di questi bambini ed adolescenti di competenze non lese o deteriorate, ma addirittura suscettibili di parziale sviluppo.

Pur nella grande differenza etio e psico-patologica che caratterizza e distingue un soggetto portatore di insufficienza mentale grave e un  con psicosi, alcune caratteristiche del loro mondo interno ci consento un avvicinamento, specie se consideriamo gli aspetti legati alle potenzialità e modalità di apprendimento e di conseguenza alla possibilità di agire in aiuto al loro sviluppo attraverso gli interventi educativi e la scuola.
Sia l’insufficiente mentale grave che lo psicotico, sembrerebbero molto lontani dalla possibilità di apprendere. dato che l’apprendimento implica un rapporto trasformativo con la realtà e la costruzione ed integrazione di legami mentre sia all’IMG che alla psicosi vengono meno le due modalità fondamentali, dell’accomodamento e dell’assimilazione, che consentono (secondo Piaget) l’apprendimento. Nel caso dell’IMG per il livello minimo di competenze e di funzioni integrative di cui è dotato nell’altro caso (psicosi) per la messa in atto di un processo conoscitivo volto ad evitare l’esperienza del legame e della relazione, dove l’oggetto esterno perde di spessore emotivo e di significazione, e l’oggetto interno ostacola la conoscenza oggettiva della realtà.
L’impossibilità di accedere agli apprendimenti formali, di stabilire con il mondo esterno un rapporto razionale, ha escluso fino a pochi anni fa questi bambini dai normali circuiti educativi e scolastici, facendoli ritenere più soggetti di assistenza riabilitazione e terapia nel circuito sanitario-assistenziale, senza contatti con la complessità e vivezza del mondo normale
La fenomenologia dell’Insufficienza mentale grave e della psicosi sono in parte modificati, specie il concetto/fattore di rigidità che era ritenuto il fattore centrale e patognomonico di ogni grave impedimento cognitivo, come molti altri concetti che caratterizzano la conoscenza delle psicosi, e sempre più.
In meno di trentanni con l’uscita dell’handicap dal recinto delle scuole speciali, si sono aperte nuove prospettive di ricerca sia nel campo della fisiologia psicologica, che della psicologia clinica, che della psicopedagogia.

I risultati ottenuti negli anni hanno confermato queste nuove prospettive di ricerca.

Tratto da Libro Bianco di ArsDiapason “Una Storia appena incominciata ….. dieci anni di volontariato professionale”

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