Piantare alberi per ogni bambino che nasce.

A cura della redazione

Bisogna partire dai bambini, quando non sono ancora deformati dai falsi bisogni di noi adulti, per comprendere cosa è veramente importante e cosa no, cosa fa bene e cosa fa male. Lo sapeva molto bene un nostro grande maestro Giovanni Bollea, primo fondatore in italia della disciplina e primo presidente della Società italiana di neuropsichiatria infantile, promotore di innumerevoli iniziative a favore dell’infanzia, che affermava:

Basta soltanto vedere i bambini quando sono nei giardini con gli alberi e con le piante o quando entrano nel bosco. Alzano subito la testa per vedere le cime degli alberi, gli occhi si allargano. Gli alberi più alti portano lo sguardo fino al cielo e i bambini cominciano a sognare. L’albero è un segno di vita e raccoglie in sé il concetto di crescita.

Ecco, io ho imparato molto vedendo i bambini fra gli alberi. Una volta una bimbetta mi ha insegnato che sanno parlare. Le ho chiesto: “Ma come parlano? Posso sentirli ora?”. “Vedi” – mi ha risposto – al mattino non bisogna svegliare gli alberi, perché hanno dormito tutta la notte per proteggerci. Quindi sono stanchi, bisogna aspettare… però se metti l’orecchio sulla corteccia e ascolti in silenzio, dopo lui parla! È vivo e anch’io e anche te”. Questa grande lezione mi è rimasta nel cuore. L’albero è vita nel cuore e nella mente dei bambini.

L’albero dà la sensazione della bellezza. Le foglie giovani e le foglie che cadono portandogli nutrimento. Nel bosco ci sono gli elementi principali della nascita, della crescita, della morte della vita. Al bambino viene automatico portare l’acqua all’albero, accarezza l’albero con amorevolezza ed è felice di imparare a conoscere le sue portentose proprietà. Già fra i 7 e gli 8 anni i bambini cominciano a capire che l’albero dà ossigeno. Nel bosco sentono la limpidezza e la freschezza dell’aria nei polmoni.

Noi adulti, invece, abbiamo perso questo rapporto così naturale che ci lega alla vita e alla salute nostra e del nostro pianeta. Lo testimoniano gli incendi di questa estate nel sud Italia e gli ultimi nel nord. Fiamme furiose hanno spazzato via per giorni vaste foreste sui fianchi delle montagne. L’albero viene troppo spesso violato, ucciso, calpestato.

Insegnare il rispetto per la vita può partire proprio di qui, dal rispetto per l’albero che nella pittura, nella miniatura, nei quadri di grandi artisti, nelle trame dei tappeti, nelle leggende e nei miti è un simbolo universalmente presente, archetipico, un simbolo potente.

 

Gianni Bollea,  quando negli anni ’90 ha fondato l’associazione Alberi per i vivi (ALVI), della quale diventò presidente,  si proponeva di promuovere l’educazione ambientale e stimolare il rimboschimento, anche attraverso la creazione di giardini nelle città, nella convinzione che i bambini e la natura rappresentassero il futuro del pianeta..

“Sono stato a suo tempo fautore della legge Rutelli che obbliga i Comuni italiani a piantare un albero per ogni bambino che nasce.
Noi, come associazione ALVI (Alberi per la vita), abbiamo promosso una campagna rivolta ai genitori o ad altri parenti affinché donino dieci alberi per ogni neonato, basandoci su due realtà inconfutabili: innanzitutto, viviamo d’aria e di acqua e consumiamo 280 / 340 litri di ossigeno al giorno, mentre dieci alberi producono in media, la stessa quantità di ossigeno, e soltanto gli alberi producono ossigeno.
Secondo, produciamo anidride carbonica attraverso gli scarichi e le scorie dei vari strumenti superflui e necessari al vivere moderno (automobili, luce, aerei, fabbriche, ecc), senza contare la nostra respirazione, mentre soltanto le piante e gli oceani assorbono anidride carbonica.
Abbiamo propagandato fortemente la creazione di boschi o parchi dove piantare dieci alberi per ogni nascita.
Una campagna della quale tutti i comuni dovrebbero appropriarsi: dieci alberi per ogni bambino che nasce, come una tassa obbligatoria.
Qualche gioellino, qualche confetto in meno per poter regalare al neonato, oltre alla vita, anche il suo bagaglio d’ossigeno”.

Forse bisognerebbe fare meno retorica, rimuginare di meno e fare di più. Quello che Bollea chiede è un atto concreto, un atto di cittadinanza attiva, di educazione alla salute concreta, la salute che prima di tutto ha bisogno di ossigeno: e l’albero nutrendosi sia dell’”immateriale celeste” che del “materiale terrestre”, permette e nutre la vita fisica sulla terra, dove è indispensabile, ad un livello anche semplicemente biologico, per la cosiddetta funzione di fotosintesi che compie.

Piantare quindi alberi per il nutrimento della terra, per la salute del Pianeta di cui siamo ospiti. Una proposta da fare ad ogni Comune, ma anche ad ognuno di noi che abbia a cuore la vita.

Viviamo in una società che sembra guardare a ciò che viene distrutto, ma che deve imparare a costruire o ri-costruire nel concreto la salute ed il benessere per tutti i nostri bambini oltre che per noi.

La vitale mediazione fra mondi opposti, cielo e terra, che l’albero fa, reca con sé l’aspirazione ad un cammino di crescita e di evoluzione. Noi dobbiamo solo assecondarlo ed imitarlo.

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