Riflessioni a termine del convegno “Approcci all’autismo a confronto”

di Elvio Mattalia

Al convegno del 30 marzo “Approcci all’autismo a confronto” abbiamo riscontrato una notevole partecipazione da parte di convegnisti rappresentanti le categorie dei medici, pediatri, psicoanalisti, insegnanti. Nelle due giornate, una prettamente teorica e l’altra dedicata all’osservazione di un caso, si sono registrate dalle 60 alle 70 presenze.
Gli interventi dei relatori presenti (il prof. Narsizi, ammalato non ha potuto partecipare) hanno suscitato un grande interesse nel pubblico che ha seguito con attenzione e domande di approfondimento le due giornate.
A breve saranno pubblicati su questo sito gli atti del convegno.
In generale, rispetto agli intenti programmatici del convegno: la comparazione tra l’approccio comportamentale e quello psicoanalitico, è necessario precisare che i relatori hanno lasciato al pubblico questo confronto preferendo esporre, ragionare sul proprio specifico intervento al fine di definirne in modo esaustivo i presupposti scientifici.
In effetti, occorre evidenziare che non potevamo presumere in questa prima occasione di confronto di andare oltre l’illustrazione del proprio ambito di lavoro. Teniamo conto che non si è mai attuato nel tempo un approfondimento realmente scientifico di confronto tra i due approcci, anzi i due ambiti di intervento e ricerca si sono sempre mostrati refrattari a mettersi in discussione e a ricercare possibili collegamenti.
Ciò si deve da un lato, ad alcune cadute teoriche del pensiero psicoanalitico (Bettelheim, le madri frigorifero) che hanno determinato un enorme discredito sull’approccio psicoanalitico che, invece, da sempre, con ottime teorizzazioni e, molto prima dell’approccio comportamentista, si è dedicato all’autismo. Dall’altro l’origine ormai riconosciuta dei fattori causali di tipo biologico e cerebrale ha determinato il notevole successo degli approcci comportamentali (educativi, rieducativi, evolutivi) tanto più in quanto riconosciuti validi dalle linee guida ministeriali.
…. Ma questo confronto tra i due approcci deve essere tentato poiché il metodo scientifico si basa sulla comparazione di teorie e pratiche di ogni intervento che si attua con i bambini affetti da spettro autistico.
Riteniamo quindi che dopo questo convegno sia necessario continuare nel tempo questo dialogo.
In effetti, mi pare che:
– l’aver ritenuto esclusivamente la causa biologica come origine della sindrome potrebbe aver sviato l’attenzione dal fatto che, su questo terreno cerebrale difettoso, si innesta, per genitori sempre più in difficoltà  di gestire il loro ruolo di accudimento in rapporto a un bambino che presenta comportamenti problematici, un pericoloso circolo vizioso tra aspettative, risposte dell’adulto verso il bambino e quelle del bambino verso l’adulto.

– il non aver considerato che questo gioco di aspettative, domande-risposte, con bambini curiosi, affascinanti, destabilizzanti, psicologicamente interessanti, abbia sollecitato le aspettative dei genitori per quanto concerne le attese proiettate sul proprio figlio e le delusioni per comportamenti di rimando non risolutivi e soddisfacenti.

– proprio tra questi territori di confine (il cerebrale e lo psicologico, il biologico e l’affettivo, la relazione e l’individuazione), forse si possono trovare dialogo e collaborazione reciproci.

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