Considerazioni/Ipotesi sull’autismo in rapporto alle cause e all’aumento dei casi

di Elvio Mattalia

In relazione all’insorgere della sindrome autistica e dell’aumento significativo di diagnosi si segnalano alcune problematiche che è opportuno evidenziare:
L’aumento incredibile di casi, anche se come affermava P. Migone (nell’articolo “La filosofia della diagnosi psichiatrica” in “La diagnosi in psichiatria” n. 357 di gennaio-marzo 2013), la conseguenza della nuova formulazione dei criteri del DISM, non ci può lasciare indifferenti.

Oltre alle cause biologiche descritte dalle linee guida possiamo considerare anche:

A) “un rischio ambientale significativo” come citava A. Solomon in “Lontano dall’albero”(ed. Mondadori, Milano 2013) … e potremmo qui intendere non solo l’inquinamento ambientale ma anche le condizioni del vivere contemporaneo (ad es. quanto incide il ritmo frenetico delle relazioni adulto/bambino in un contesto di tempo limitato di attenzione da parte dei genitori presi dai loro problemi di lavoro, di insicurezza sociale ecc.). Può essere interessante a questo proposito considerare quanto affermano i coniugi Elisabeth e Niko Timbergen che collocano all’origine non danni genetici od organici, bensì un disturbo dell’equilibrio emotivo determinato dall’ansia. Tale disturbo sarebbe di natura ambientale e psicogena. Essi considerano l’autismo una “malattia della civiltà”; scrivono: “sempre più bambini si trovano ad affrontare condizioni di vita che superano le loro capacità di adattamento”. I Timbergen avanzano l’ipotesi che le vittime possano essere proprio i bambini sensibili, ricettivi e intelligenti, che si sentono incompresi dall’ambiente e che perciò scelgono la via dell’isolamento. A proposito di famiglie e di stili di vita e stupefacente l’alto numero di casi di autismo in ambienti in cui i genitori sono impegnati in lavori relativi alla tecnologia informatica; non solo M. Egge evidenziava punte massime di presenza nella Silicon Valley, ma un alto tasso di autismo si è registrato anche in Olanda a Eindhoven (sede della Philips) in base a una ricerca condotta da S. B. Cohen.
Anche per quanto concerne il linguaggio i T. sono giunti alla conclusione che: “un bambino autistico non parla perché la sua ansia eccessiva e la soppressione delle sue tendenze a socializzare gli impediscono di desiderare di avere il coraggio di parlare. Dato che il linguaggio è una forma di contatto sociale, è perfettamente comprensibile che il parlare sia inibito quando è soppresso l’intero sistema di comportamento sociale“. I Timbergen indicano oltre ai problemi socioambientali alcune altre condizioni che potrebbero essere all’origine dell’autismo infantile precoce: complicazioni al momento del parto, separazione dalla madre, ricoveri in ospedale, mancanza di una vita regolata, danni primari che potrebbero a loro volta causare l’autismo (sordità, epilessia) – dal testo di E. e N. Timbergen, “Bambini autistici, nuove speranze di cura” Adelphi, Milano, 1989.

B) l’aver ritenuto esclusivamente la causa biologica come origine della sindrome potrebbe aver sviato l’attenzione dal fatto che su questo terreno cerebrale difettoso si innesta, per genitori sempre più incapaci di gestire il loro ruolo di accudimento in rapporto a un bambino che presenta comportamenti altamente problematici, un pericoloso circolo vizioso tra aspettative, risposte dell’adulto verso il bambino e quelle del bambino verso l’adulto.

C) il non aver considerato che questo gioco di aspettative, domande-risposte, l’aspetto fisico dei bambini (quasi sempre di aspetto molto gradevole e sovente psicologicamente affascinanti) abbia sollecitato il narcisismo dei genitori per quanto concerne le attese proiettate sul proprio figlio e le delusioni per comportamenti di rimando non soddisfacenti?

D) che se certi comportamenti del bambino possono essere strettamente collegati a problemi neurologici (l’intolleranza ai rumori e alle luci, l’autostimolazione e l’autolesionismo, l’oggetto autistico, altri, come la difficoltà/angoscia nel rapporto madre/bambino, il distacco dello sguardo e del rapporto dagli altri, il rinchiudersi in un rigido mondo solitario, il bisogno di tenere sotto controllo tutto l’ambiente circostante, quasi si vivesse costantemente in un mondo minaccioso o pronto a inghiottirci, sembrano rimandare a un grave disagio psicologico che probabilmente si innesta sul danno mentale. A proposito dei rituali e delle stereotipie resta poi incomprensibile la grande somiglianza di questi comportamenti in bambini diversi… le stesse zone cerebrali colpite in bambini diversi modellano la stessa gestualità patologica?

E) che di solito l’autismo si manifesta nella maggior parte dei casi nel 2° anno di vita; c’è di che da interrogarci: se esistono, perché non compaiono problematiche genetiche o cerebrali in quel tempo? Se il bambino pare normale a tutti gli effetti nel suo primo anno di vita, possiamo non considerare l’ambiente per l’insorgenza della sindrome o almeno come causa determinante del suo apparire?

29/30 MARZO: CONVEGNO APPROCCI all’AUTISMO a CONFRONTO

a presto la pubblicazione del programma

Per informazioni : segreteriacallcenter@arsdiapason.org
LE ISCRIZIONI al CONVEGNO SCADONO IL 15 MARZO p.v

Telefonare a segreteria convegno – callcenter 3339608765 – 3927077053

Una risposta a “Considerazioni/Ipotesi sull’autismo in rapporto alle cause e all’aumento dei casi”

Rispondi a mirna Annulla risposta